Siamo stati invitati a partecipare a Firenze a un convegno intitolato “L’altro Abitare: dal Cohousing all’Autocostruzione” alla Fortezza da Basso il 18 Novembre 2010, organizzato dall’Assessorato della Regione Toscana alle Politiche Abitative.
Qui sotto l’invito al convegno e con un clic potete leggere un resoconto su AAM Terra Nuova.

E’ da qualche tempo che i ragazzi di Numero Zero mi chiedono di scrivere un paio di righe sul loro blog. Una richiesta legittima e reiterata a cui, devo ammettere, mi sono sottratta per qualche mese. Per quale motivo? Indubbiamente il susseguirsi di scadenze lavorative, pause estive e ancora carichi di lavoro sono la “facciata” di questo lungo silenzio, ma credo che la vera questione sia da trovare in una mia iniziale reticenza a abbandonare il confortevole ruolo di discreta ricercatrice esterna al gruppo per espormi in prima persona. Deboli retaggi di una formazione antropologica che ha per decenni coltivato il mito impossibile dell’osservatore invisibile, distaccato e neutrale.
Mi sembra invece giusto e necessario presentarmi e spiegare quali ragioni hanno portato la mia strada a incrociare quella della cooperativa Numero Zero, a maggior ragione da quando compaio
insieme ai ragazzi in una foto postata recentemente su questo blog. Chi é questa Annalisa che non fa parte del gruppo dei futuri coabitanti ma è spesso presente al loro fianco? Sto svolgendo una tesi di
dottorato in antropologia sociale presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e la mia ricerca verte su un’analisi comparativa del cohousing in Francia e in Italia. E’ per questo motivo che da ormai diversi mesi seguo con attenzione il percorso di alcuni gruppi-progetto tra cui, in Italia, quello di Numero Zero. Al di là degli aspetti specifici che mi propongo di indagare nella mia ricerca, credo sia utile intervenire in questa sede per almeno tre motivi.
Il primo e più elementare consiste nel rispetto dovuto alla modalità d’azione delle persone che da tempo hanno accettato la mia presenza in riunioni, cene e incontri vari. In un contesto partecipativo
e sperimentale come quello di un progetto di cohousing non c’é spazio per l’inerzia e, come a tutti i membri del gruppo, anche all’osservatore sociale é richiesto uno spirito di adattamento e una certa
propensione all’ “azione”.
La seconda ragione é la necessità di ribadire che le persone che entrano a fare parte di progetti di coabitazione sono forse dei pionieri ma sicuramente non degli “alieni” o dei soggetti eccentrici fuori
dal mondo, come spesso mi viene chiesto. In questo caso il fatto di avere una visione sovranazionale aiuta a inquadrare il contesto italiano in una prospettiva di più ampio respiro: se nel nostro paese il
concetto di cohousing è recente e puo’ suscitare ambiguità, altrove si tratta di una realtà consolidata che interessa migliaia di persone.
A questo proposito, come mi é stato possibile riscontrare nella International Conference on Collaborative Housing di Stoccolma lo scorso maggio, é utile segnalare che il cohousing si é sviluppato e si sviluppa seguendo percorsi, significati e criteri diversi a seconda del contesto, ma il punto comune delle varie esperienze nazionali rimane la volontà di avere un progetto abitativo che sia collettivo e partecipato. Questo punto di partenza non é di per sé una scelta utopica e ultra-radicale ma piuttosto il segnale che nella società moderna possono diffondersi delle alternative democratiche e cooperative alle attuali soluzioni immobiliari, alternative che incontrano le esigenze di una parte della popolazione, soprattutto in città. Se osserviamo le proporzioni che questo fenomeno ha preso in paesi come la Danimarca, la Svezia, l’Olanda e gli Stati Uniti, non possiamo che constatare la serietà e il rispetto con cui l’esperienza del cohousing merita di essere presa in considerazione, senza cadere in facili stereotipi e affrettate scorciatoie.
Il modo in cui le società vivono e abitano non é un “fatto” dato una volta per tutte ma un processo in costante evoluzione, ed é per questo interessante chiedersi quali nuovi elementi fisici, politici
e simbolici il cohousing introduce nelle nostre città. Piuttosto che sottolineare la marginalità attuale di questo fenomeno nel nostro paese, mi sembra utile interrogarsi sulle motivazioni che
spingono sempre più persone a riformulare la propria relazione all’abitare per trovare soluzioni più soddisfacenti dal punto di vista sociale, ecologico ed economico.
Infine, credo sia doveroso rendere noto al di fuori del mondo universitario l’interesse ampio e crescente che la ricerca sta tributando a questo fenomeno. Il cohousing é attualmente al centro
dell’attenzione di architetti, urbanisti, psicologi della comunità, sociologi urbani e antropologi che, partendo da prospettive diverse, utilizzano i propri strumenti di indagine per tentare di
comprenderne funzionamento, ragioni e potenzialità. Se tanti ricercatori stanno come me dedicando tempo, pensieri ed energie allo studio del cohousing é perché questa modalità di vivere e abitare
ci costringe a ripensare la nostra quotidianità, le relazioni che intratteniamo con la nostra famiglia e i nostri vicini, la città, lo spazio che abitiamo, le nostre priorità. Questioni non di poco conto
che non possono essere esaurite con un paio di luoghi comuni. L’argomento cohousing, che si sia scettici o entusiasti, attira l’attenzione e stimola il dibattito, tuttavia le informazioni che si possono
trovare attualmente in Italia sono ancora superficiali e approssimative: i lavori universitari in corso aiuteranno a mettere a fuoco più approfonditamente caratteristiche e dinamiche di questa pratica
che in un futuro potrebbe, anche nel nostro paese, diventare una realtà consolidata e non essere più considerata come la scelta particolare di alcuni “alieni” un po’ matti.
Annalisa

A luglio siamo stati intervistati da Lucia Cosmetico (nella foto mentre parla con Annalisa, mentre noi facciamo da contorno) per la trasmissione di Radio2 “Vorrei Vivere Così”, che è stata messa in onda quest’estate.
Vorrei vivere così è un breve viaggio in 5 puntate nell’Italia che ha voglia di cambiare. Per reagire alla crisi o riscoprire uno stile di vita più autentico. Dal manager che rinuncia alla carriera per diventare scrittore e barcarolo a tempo pieno (Simone Perotti), al gruppo di single e famiglie che decide di vivere nel cuore della Torino multietnica un’esperienza di co-housing (associazione ‘Numero zero’); dall’orticultore sinergico che predica e realizza l’autoproduzione nell’hinterland piemontese (Nicola Savio), a Monteveglio in provincia di Bologna, primo comune italiano ‘in transizione’ verso un futuro che sappia fare a meno del petrolio (Cristiano Bottone); per approdare infine al grande sogno di chi vorrebbe invertire una vocale per cambiare radicalmente l’economia, passando dal denaro al donare (Pierluigi Paoletti e ‘Arcipelago Scec’).
Se volete ascoltare la trasmissione basta cliccare sul seguente link: Vorrei Vivere Così
Un caloroso ringraziamento a Lucia da parte di tutti noi!
L’Ordine degli Architetti di Bolzano ha organizzato per sabato 11 settembre 2010 una conferenza sul cohousing dove verranno presentati i progetti di Vienna e Torino.
Il primo è nato da un gruppo di architetti/artisti di Vienna (bkk 3) che hanno realizzato un interessante insediamento di cohousing voluto dalla Association for Integrated Lifestyle denominato “Miss SargFabrik”. Il processo iniziato nel 1987 si è concluso nel 2000.
Di Numero Zero direi che è inutile parlarne :-p
Due situazioni molto diverse che nascono da esigenze comuni.
Il nostro relatore sarà Paolo Sanna, progettista e direttore dei lavori… chi meglio di lui?
Si parla di cohousing nel numero del 16 luglio di Left, settimanale il cui nome, oltre al chiaro e dichiarato riferimento politico, si spiega in origine come acronimo delle parole simbolo della rivoluzione francese, Liberté, Egalité, Fraternité, con l’aggiunta della T di Trasformazione.
In particolare nell’articolo si parla dell’Associazione Cohousing in Toscana, del progetto Borgo del Sole a Capannori vicino a Lucca e , naturalmente, di Numero Zero. Inoltre si può leggere un’intervista all’assessore delle politiche abitative della Toscana Salvatore Allocca.
Cliccate qui per scaricare l’articolo
Buona Lettura!

Sul numero di giugno 2010 la nostra Ludovica, insieme a Dina Pasqualetti, raccontano della nascita a Firenze della Rete Nazionale per il Cohousing!
Se volete leggere l’articolo, cliccate qui
Negli ultimi tempi, sta crescendo anche in Italia l’attenzione e la sensibilità verso il cohousing, e noi della Cooperativa Numero Zero non possiamo che esserne felici. Il nostro progetto di cohousing urbano (nel centro storico di Torino) è stato oggetto di una notevole attenzione da parte dei media (quotidiani locali e nazionali, riviste, trasmissioni radiofoniche e televisive) e noi abbiamo cercato di cogliere questa opportunità di visibilità per testimoniare il vero significato del cohousing, che non è semplicemente un modello architettonico o un espediente per risparmiare sulla spesa di acquisto e ristrutturazione della casa. Per noi e per l’associazione CoAbitare, da cui il nostro gruppo ha avuto origine, il cohousing consiste prima di tutto in uno stile di vita, una modalità abitativa e di relazione con il prossimo, una scelta di cittadinanza attiva che investe sulla condivisione e sulla solidarietà come antidoto contro l’isolamento, la solitudine, la diffidenza, la paura.
Per ottenere un simile risultato, diventa fondamentale che il gruppo di futuri cohousers stabilisca sin dall’inizio delle prassi di collaborazione e di responsabilizzazione, a partire dal metodo della progettazione partecipata: ovviamente, è necessario il supporto di professionisti anche retribuiti (nel nostro caso, disponibili all’interno del gruppo stesso), ma lo sviluppo del progetto deve vedere la partecipazione di tutti perché solo in questo modo il gruppo sperimenta da subito cosa significa collaborare e condividere, discutere e mediare le decisioni, gestire i conflitti e conquistare uno spirito di solidarietà, acquisire consapevolezza dei propri doveri e delle proprie responsabilità prima ancora che dei propri diritti.
In questo senso, il “fai-da-te”, per quanto complicato e faticoso, è parte costitutiva e integrante del processo di costruzione di un gruppo di cohousing e, in questo senso, non può certamente essere sostituito da un servizio di progettazione e realizzazione “chiavi in mano”.
Allo stesso modo, non si può ridurre la scelta del cohousing a ragioni di pura convenienza economica. Addirittura, anzi, può accadere che i prezzi al metro quadro dei singoli alloggi siano superiori agli standard perché comprendono i costi delle cosiddette parti comuni: sale riunioni, locali cucina o lavanderia, laboratori, aree gioco per i bambini, locali magazzino per alimenti e prodotti acquistati in gruppo, aree verdi e terrazzi comuni… Tuttavia, questo aggravio di costo viene compensato dal fatto che, potendo disporre di tanti servizi e spazi condivisi, i singoli alloggi potranno essere più piccoli. Inoltre, in coerenza con lo spirito di responsabilità che lo anima, un gruppo di cohousing generalmente punta a realizzare soluzioni edilizie rispettose dell’ambiente, all’insegna del massimo risparmio energetico e dell’utilizzo di materiali ecologici e di recupero. In questo modo, i costi di costruzione possono non essere immediatamente convenienti. Ma sono tutte scelte che investono sul futuro e sulla qualità dell’ambiente di vita.
Infine, chissà a quali cifre arriveremmo se venissero valutati anche i costi in termini di impegno, tempo, fatica e preoccupazione a carico di ciascuno di noi!
È quindi evidente che la filosofia del cohousing è qualcosa di molto più vasto e ricco di quanto emerga da alcuni articoli pubblicati recentemente, in cui questo sembra essere dipinto come un modo per acquistare un appartamento “trendy” a costo ridotto. È soprattutto una scelta di vita.
Queste nostre considerazioni non sono il libro dei sogni di un gruppo isolato. Esse sono condivise da un buon numero di associazioni di promozione del cohousing che si sono costituite in varie località d’Italia (da Torino a Firenze, da Faenza a Roma, da Varese a Ferrara e Bologna) e che si sono incontrate e confrontate prima tramite il WEB e poi, il 10 aprile del 2010, in un convegno a Firenze, per costituire una Rete Nazionale del Cohousing.
Si tratta di una comunità di normali cittadini che volontariamente si impegnano per realizzare e diffondere un diverso modo di vivere, fondato sulla relazione e la condivisione anziché sull’ossessione della privacy.
La Rete sta anche lavorando per stabilire una collaborazione con le diverse Amministrazioni Locali perché siamo convinti che da una simile mutazione di costume possa derivare un vantaggio per la società nel suo complesso. E siamo fiduciosi di poterlo dimostrare anche a chi ancora ci dice che “dopo tutto, state semplicemente costruendo casa vostra…”.
Bruna e Paolo
Un nuovo articolo sul cohousing, in cui si parla anche di noi. Questa volta nella rubrica Casa&Case de Il Sole 24 Ore, il maggior quotidiano di economia italiano.
Cliccando sull’immagine qui sotto potete leggere l’intero articolo.

Oggi, addì 16 giugno 2010 cominciano ufficialmente i lavori del Cohousing Numero Zero!!!
Dopo diversi mesi di progettazione della nostra futura casa e lunghe trattative per risparmiare tutto il risparmiabile, ma senza rinunciare alla qualità dell’intervento o obbligare le imprese ad accettare prezzi troppo bassi in un periodo di crisi.
Il progetto è dell’ing. Paolo Sanna e dell’arch. Chiara Mossetti,
il progetto degli impianti è dell’ing. Fabio Grasso,
il progetto delle strutture è dell’ing. Giuseppe Borsellino,
la responsabile per la sicurezza è l’arch. Cristina Borio,
il direttore lavori è l’ing. Paolo Sanna.
Opere edili: Graneri Costruzioni,
strutture in legno lamellare: Denaldi,
opere impiantistiche: 2000 Engineering,
ponteggi: Mais ponteggi.
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Leggi la pagina Il cantiere
Alcuni lavori di “bassa manovalanza”, non pericolosi e che non interferiscono con i tempi e gli spazi del cantiere, sono fatti da noi.
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RETE NAZIONALE PER IL COHOUSING
E L’ABITARE SOLIDALE
SI STA LAVORANDO PER FORMARE UNA RETE NAZIONALE.
Hanno aderito le seguenti associazioni:
Coabitare – Torino, Mondo Comunità Famiglia – presente su tutto il territorio naz.le, L’isola che non c’è – Varese, Ciohousing – Faenza, Cohousing Solidaria – Ferrara, E’-cohousing – Bologna, Cohousing in Toscana – Firenze, Casa sull’albero – Roma, Ecoabitare – Roma, Rete per il cohousing – Roma
SABATO 10 APRILE 2010 A FIRENZE
assemblea costituente
di tale rete nazionale in cui ne verranno individuati obiettivi, modalità attuative e organizzazione.
VERSO LA “RETE NAZIONALE PER IL COHOUSING E L’ABITARE SOLIDALE”
CONVOCAZIONE DELLA ASSEMBLEA COSTITUENTE
Negli anni’70, l’esigenza di fronteggiare alcune tra le problematiche sociali emergenti della nostra epoca e di creare realtà di vita funzionali non all’isolamento ma al reciproco scambio ha indotto i pionieri del cohousing a sperimentare forme sociali di convivenza più articolate rispetto alla nuclearità della famiglia.
A distanza di qualche decennio, il cohousing si è ampiamente diffuso nel mondo, con realizzazioni concrete in svariati paesi e con interessanti forme di impegno istituzionale in altri, tra cui comunque diversi paesi europei (in particolare i paesi scandinavi).
Negli ultimi anni il cohousing si è diffuso anche in Italia come opzione privilegiata tra le forme possibili del convivere; nell’arco dell’ultimo triennio sono sorte infatti alcune decine di associazioni ed è in crescita il numero dei gruppi spontanei in cerca di idonee abitazioni.
La evidente disparità tra la motivazione delle persone interessate al cohousing e la scarsa disponibilità da parte degli Enti pubblici a fornire sia beni del patrimonio pubblico (strutture dismesse, immobili ecc.) sia forme di sostegno normativo, così come le tante difficoltà operative preposte alla realizzazione di strutture di cohousing, pongono l’esigenza di raccordare le esperienze esistenti per rinforzare il comune impegno e pervenire a maggiori concretezze.
Si ritiene, pertanto, utile:
1) Far rete tra le realtà esistenti in Italia, al fine di creare un soggetto in grado di interfacciarsi validamente con le istituzioni, con particolare riferimento alla necessità di impegnare Enti pubblici, istituzioni locali e sedi nazionali al riconoscimento di tale forma abitativa attraverso specifici strumenti normativi e legislativi
2) Pervenire ad una formalizzazione della Rete nazionale che possa facilitare gli scambi tra persone, gruppi e associazioni e consentire:
- Visibilità alle attività svolte attraverso gli usuali strumenti informatici (sito internet, network, forum ecc.)
- Creazione più agevole di nuovi gruppi attraverso informazioni e scambi in rete
- Sinergie interregionali tra i gruppi anche al fine di sostenere attività locali, percorsi formativi congiunti, iniziative pubbliche ecc.
- Sostegno alla realizzazione concreta di strutture di cohousing attraverso consulenze volontarie di cui potrebbe fornirsi la Rete (architetti, ingegneri, giuristi ecc.)
3) Realizzare iniziative pubbliche a carattere nazionale in grado di sollecitare anche i canali informativi mediatici
Le associazioni presenti sul territorio nazionale convocano, pertanto, una assemblea generale per la costituzione della “Rete nazionale per il cohousing e l’abitare solidale” che si terrà a Firenze Sabato 10 Aprile 2010 alle ore 10 (fino alle 18) presso la Sala Rossa (o Sala Pistelli) della Provincia di Firenze, Via Cavour, 1 (si va sempre dritto di fronte alla stazione, a dieci minuti a piedi).
La assemblea è aperta ad associazioni, gruppi e singoli
Si specifica che la riunione ha carattere squisitamente organizzativo e non divulgativo-informativo sul tema.
Ordine del giorno:
- individuazione degli obiettivi generali della rete
- organizzazione e funzionamento interno
- elaborazione di un sito internet
Per informazioni e per comunicare la partecipazione: Massimo Giordano 392 4698657
lucevang@gmail.comIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Andrea Venturelli 349 8753558
a.venturelli@racine.ra.it
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Un interessante libro di Matthieu Lietaert per capire meglio cos'è un cohousing. Edito da Terra Nuova Edizioni
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