Uno, Nessuno e Centomila

Si, il titolo di questo post è esattamente il titolo del famosissimo romanzo di Luigi Pirandello.
E perché disturbare un premio Nobel per la Letteratura in un blog che si occupa di cohousing? Perché mettere in piedi un cohousing o andarci a vivere dipende moltissimo, se non in toto, dalle relazioni tra le persone e il Nostro ne sapeva parecchio a riguardo. Leggete qui:

«Ma come? Che avete inteso? Non mi avevate detto così e così?»
Così e così, perfettamente. Ma il guaio è che voi, caro, non saprete mai, né io vi potrò mai comunicare come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto.

Qual è il problema principale delle relazioni tra le persone? La comunicazione! Ed ecco che Pirandello, per bocca di Vitangelo Moscarda, ci spiega il meccanismo a volte perverso della comunicazione: io dico A intendendo B e tu senti A, ma interpreti C. Quante volte ci è capitato di porre una domanda e sentirci rispondere tutt’altro? Forse stavamo pensando a qualcosa che implicitamente abbiamo inserito nella domanda e che inevitabilmente non è stata colta dal”interlocutore, oppure l’esatto opposto.
Ognuno di noi ha una testa e generalmente pensiamo che più o meno tutte le teste funzionino nello stesso modo: niente di più falso! Quindi quando si parla con le persone bisogna sempre far lo sforzo di essere il più chiari possibile e cercar di usare parole il meno ambigue possibile ed eventualmente dare una definizione esplicita a quei termini che si rischia di intendere in maniera diversa.
Perché la matematica funziona ed è così rigorosa? Perché tutto è ben definito in ogni minima parte.
Occhio a quello che si dice e a quello che gli altri capiscono, se si è consapevoli di questo meccanismo è molto più facile mettersi in dubbio ed evitare di pensare che l’altro sia insanabilmente cretino, via maestra per il litigio.

Questa è la casa in cui sono nato, anno tale, mese tale, giorno tale. Ebbene, dal fatto che topograficamente e per l’altezza e la lunghezza e il numero delle finestre poste qua sul davanti questa casa è la stessa per tutti; dal fatto che io per tutti voi cinque vi sono nato, anno tale, mese tale, giorno tale, rosso di pelo e alto ora un metro e sessantotto, segue forse che voi tutti e cinque diate la stessa realtà a questa casa e a me? A voi che abitate una catapecchia, questa casa sembra un bel palazzo; a voi che avete un certo gusto artistico, sembra una volgarissima casa; voi che passate malvolentieri per la via dov’essa sorge perché vi ricorda un triste episodio della vostra vita, la guardate in cagnesco, voi, invece, con occhio affettuoso perché, lo so, qua dirimpetto abitava la vostra povera mamma che fu buona amica della mia.

Tipica riunione di Numero Zero

Il testo qui sopra è decisamente in tema all’interno del cohousing: chiunque s’imbarchi nell’impresa di mettere in piedi un cohousing s’imbatterà nella cosiddetta “relatività del metro quadro“: cioè gli stessi mq di un stanza in casa mia sono uno sgabuzzino e nella casa di un altro sono un salone; 3 mq di balcone sarà un “balconcino”, mentre 50 cmq (occhio alle unità di misura) di un altro saranno un “terrazzo”. In realtà questo capita anche in situazioni più normali per esempio quando l’agente immobiliare vi descrive l'”ampia zona relax” e voi vedete solo una sedia e un tavolino incastrati tra due muri.
Quindi attenti a dare dei giudizi e ai termini che usate e, soprattutto, ricordate che tutto è relativo.

Noi in Numero Zero, durante le nostre mille riunioni, abbiamo imparato, e stiamo ancora imparando, a comunicare tra di noi e a conoscere le varie inclinazioni di ciascuno, filtrando opportunamente le parole che pronunciamo e quelle che ascoltiamo. Questo meccanismo viene usato soprattutto durante le riunioni quando c’è da discutere su qualche tema delicato e con il tempo diventa sempre più automatico e trasparente. L’importante è riuscire a mettersi in discussione e aprirsi all’ascolto.

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